venerdì 30 maggio 2014

Si fa presto a dire Garfagnana...Ecco qual è l'incerta origine del suo nome

Lago di Vagli
Si fa presto a dire Garfagnana...Eppure è la nostra terra,ci viviamo, ci lavoriamo...Ma ci siamo mai domandati l'origine del suo nome?...Cosa vuol dire Garfagnana? Da dove nasce la parola stessa? E' bene dirlo subito,la cosa non è assolutamente chiara, ne tanto meno certa, ma perlomeno ci si può fare un idea.Le ipotesi sono molteplici, cominciamo a fare un po' di chiarezza.Partiamo con il dire  che la prima volta che troviamo scritta la parola Garfagnana è nel 769 e troviamo tale vocabolo attestato come Carfaniana. In altri testi antichi le diciture variano come: Carfagnana,oppure Carfignana,o Carfiniana. Gli storici filo-romani insistono sul dire che tale nome deriverebbe da tale Tito Carfanius colono romano,nonché proprietario latifondista di vaste terre (a Carfanius viene aggiunto il suffisso "ana" come significato di possessione).Da pompose ricerche filologiche,inoltre risulta addirittura che nonostante i romani occuparono la zona verso la metà del I secolo a.C nelle parlate garfagnine e lunigianesi  "permangono- cito testualmente- dei substrati preromani talmente evidenti da classificarle fra le lingue di derivazione gallo- romanze..." (n.d.r: ma fatemi il piacere!!!...),inoltre c'è chi si accampa nel dire forse che anche in etimi più remoti carpana o garfana possa voler dire (data la conformazione del terreno) montagna o roccia...e dopo aver scomodato i romani alcune tesi scomoderebbero anche gli antichi liguri-apuani,i vecchi abitanti delle nostre terre.Questa versione dice che si potrebbe fondere in un misto etimologico fra l'antico ligure e il latino."Car" potrebbe venire dall'antico ligure e significare "pietra" mentre "fania" dal latino fano che indica la parola fascia o striscia quindi
Pania della Croce
"fascia di pietra"(vedi le Alpi Apuane).Per concludere molti credono che l'origine sia da ritrovare nelle parole "Grande Selva" ma effettivamente ciò non ha nessun fondamento perchè questo è la denominazione che veniva data in aggiunta alla parola Garfagnana (Garfagnana detta la Grande Selva) e a origini storiche recentissime ( XIV-XV secolo)...Che dire?... Ognuno creda all'ipotesi che più piace,comunque posso dire una cosa,che qualsiasi sia l'origine del suo nome per noi 
rimane e rimarrà sempre LA NOSTRA TERRA.

mercoledì 28 maggio 2014

La strana morte di Alfred R. Lyth nipote (presunto) del Presidente americano Truman,abbattuto nei cieli di Garfagnana...

Thunderbolt p47
Questa storia merita di essere raccontata,vuoi per la sua particolarità e vuoi per i suoi risvolti da spy story.Tutto si svolse negli ultimi mesi di guerra,i tedeschi erano alle corde e la marcia degli alleati era inesorabile.Era l' otto febbraio 1945, quel giorno ebbe inizio la cosiddetta operazione "Quarto Termine".A Castelnuovo imperversava la guerra e ci fu come ormai quasi ogni giorno un bombardamento aereo americano che aveva come obiettivo l'abbattimento di ponti e la distruzione di strade e ferrovie.Protagonisti di queste operazioni erano i famigerati cacciabombardieri Thunderbolt p47 appartenenti al 66° Fighter Squadron di stanza a Grosseto che arrivavano a sganciare bombe da 250 kg.In questi bombardamenti sopra la stazione ferroviaria di Castelnuovo uno di questi aerei fu investito dalla stessa forza d'urto causata dalle sue stesse bombe e difatti il velivolo cominciò a prendere fuoco e a precipitare,ma come per miracolo ecco aprirsi un paracadute...Di qui comincia la triste storia Alfred R.Lyth pilota americano e sopratutto presunto nipote di Harry Truman futuro presidente degli Stati Uniti d'America.Alfred miracolosamente si salvò e riuscì a paracadutarsi nei pressi di Torrite per meglio intendersi a Pruneta di Sopra.Soccorso da contadini questi si accorsero che il
Il 33° Presidente degli Stati Uniti
 D'America Harry Truman
pilota aveva tra le braccia una cagnetta che molto probabilmente aveva con se sull'aereo come mascotte. Fattostà che il pilota era rimasto impigliato nei rami di un pioppo e nella caduta rimase ferito ad una gamba.Appena soccorso e rifocillato giunsero sul posto gli alpini della divisione Monterosa che lo arrestarono e a quanto pare da testimonianze si dice che tirò fuori dal taschino un pacchetto di sigarette,una la offrì all'ufficiale italiano e l'altra la accese per se e per tutto ringraziamento lo incamminarono a suon di calci e spintoni al presidio militare della divisione ad Antisciana.Di qui i fatti però si fanno ancora più oscuri e mai chiariti.Lo stesso giorno Alfred fu sicuramente interrogato e comunque nella giornata fu poi trasferito a Camporgiano,al comando, nelle prigioni della Rocca Estense ma nel tratto di strada che conduceva al carcere fu colpito mortalmente alla schiena da un solo colpo di fucile si dice che forse voleva scappare...La guerra finì e 
dal 12 aprile 1945 aveva assunto la presidenza degli Stati Uniti d'America Harry Truman e a Camporgiano luogo dove era sepolto il povero pilota giunsero una macchina del corpo diplomatico americano e un furgone e fu riesumato dalla fossa comune il solo corpo di Alfred e dopo un accuratissima ispezione della vittima e dei vestiti che aveva indosso gli americani se lo portarono via in tutta fretta. All'epoca fece molto scalpore la sollecitudine e la minuziosa ispezione della salma,tant'è che circolò con molta insistenza che il pilota fosse proprio il nipote del presidente degli Stati Uniti Truman.Difatti la cosa non si fermò li e nel 1946 la corte marziale americana istituì un processo per l'uccisione di Alfred Lyth che si concluse con una condanna a morte del capitano della divisione Monterosa Simonitti (n.d.r:condanna eseguita per fucilazione il 27 gennaio 1947 presso il poligono militare di Marina di Pisa), mentre al sergente Pillon fu dato il carcere a vita con pena addizionale dei lavori forzati
La tomba di Alfred R.
 Lyth all'Impruneta
nella base militare americana a Livorno.Mentre oggi Alfred R.Lyth riposa nel cimitero americano dell'Impruneta(Firenze)di quello che si dice che fosse il nipote di Truman,morto misteriosamente in Garfagnan
a
 

lunedì 26 maggio 2014

L' Arandora Star: la maledetta nave degli emigranti garfagnini.Una tragedia dimenticata.

Oggi voglio raccontarvi una storia, di questa storia però non
L'Arandora Star
troverete traccia o menzione in nessun libro o testo scolastico storico. Eppure una paginetta la meriterebbe dato che questa tragedia risulta essere fra le più grandi sciagure della storia dell'emigrazione italiana, per di più avvenuta in tempo di guerra. Le 446 vittime di questa infamia meritano di essere ricordate e da settantasei ormai anni gridano ancora giustizia, una giustizia che purtroppo non arriverà mai. Del resto non poteva che essere così, gli scenari alla fine della seconda guerra mondiale cambiarono totalmente e quelli che erano nemici diventarono amici e purtroppo tornava male pestare i piedi e chiedere spiegazioni a coloro che la guerra l'avevano vinta e che magari qualche aiuto economico post bellico ce lo avrebbe pure concesso e ci toccò ingoiare amaro e subire questo vergognoso destino. In questo dramma fu coinvolta anche la nostra Garfagnana, terra di emigranti andati via dalla nostra valle per cercar fortuna in Inghilterra e per mezzo della stessa Inghilterra morirono. 
Fu una di quelle tragedie che la storia fatta dai vincitori ha fatto presto a seppellire nell'oblio del tempo, eppure molte donne garfagnine e della nostra valle non videro mai più i loro padri, mariti, figli e
Emigranti italiani che vendono
 gelato in Inghilterra
nipoti in quel maledetto 2 luglio 1940 quando l'Arandora Star salpò da Liverpool. Ma intanto prima di arrivare ai quei tragici giorni facciamo un po' di antefatto. Nel secolo scorso molti abitanti della nostra valle emigrarono in Inghilterra, dove lavorando duramente ed onestamente si integrarono con quel popolo.Tutto si svolgeva nella più completa armonia,tanto che, 
specialmente i nostri compaesani avevano fatto amicizia con gli stessi inglesi. Questa benevola convivenza cominciò ad incrinarsi quando negli anni trenta l’Italia ebbe violenti contrasti con la Gran Bretagna, che culminarono con la presa da parte italiana dell’Abissinia. L'Inghilterra aveva sempre osteggiato le nostre velleità imperiali, per cui le autorità inglesi presero a sospettare degli italiani da loro residenti di collaborazionismo con il regime fascista ed iniziarono a sorvegliarli, per di più anche la stampa inglese contribuiva sostanzialmente a fomentare questo clima anti-italiano tant'è che il Daily Mirror il 27 aprile 1940 così scrive: "...L'italiano a Londra rappresenta una parte "indigeribile" della popolazione. In genere si stabilisce qui in forma precaria,
giusto per il tempo di accumulare abbastanza denaro per comprarsi un piccolo appezzamento di terra in Calabria, in Campania o in Toscana...- e ancora -... E dunque le navi scaricano tutti i generi di Francesca e Maria dagli occhi marroni e di Gino, Tito e Mario dalle sopracciglia a mo' di scarafaggi. Ora, ogni colonia italiana in Gran Bretagna e in America rappresenta un calderone bollente che fomenta attività politica. Fascismo nero...".
La situazione tracollò quando il 10 giugno 1940 l’Italia dichiarò guerra alla Gran Bretagna, immediatamente in Inghilterra scattò il proclama "collar the lot!", la caccia all'italiano fu inesorabile, non importava se residenti ormai in Inghilterra da anni o se avevano prestato servizio militare per gli inglesi, furono comunque considerati nemici della Patria, evidentemente erano azioni già ben preordinate. La testimonianza del clima di quei giorni incerti eccola nelle parole del fornacino Mario Camaiani, in un suo bel racconto così riporta la cronaca di una mattina di maggio all'uscita della Santa Messa in Inghilterra: 
“Ma che vorranno fare: imprigionarci tutti?”, diceva uno. “No, che non gli conviene, che siamo in tanti e gli costerebbe troppo!”, fece un altro, sorridendo. Al che un altro ancora intervenne: “Non è il caso di scherzare, che la faccenda non è per nulla bella”. “E allora, che si deve fare? – ribatté il precedente, e continuò - Come si suol dire, non bisogna fasciarsi la testa prima di averla rotta e finora, pur sospettando in generale di noi italiani, le autorità non hanno fatto del male ad alcuno. In fondo siamo anche inglesi, molti di noi ne hanno assunto la cittadinanza, i nostri figli quasi tutti sono nati in Inghilterra; ed in questa contingenza la gente comune, che ben ci conosce, ci mostra comprensione ed amicizia, non condividendo l’atteggiamento dei pubblici poteri  nei nostri riguardi. Comportiamoci bene, come sempre abbiamo fatto, da buoni cittadini; non prendiamo parte a discussioni politiche-militari e, se necessario, affermiamo che una eventuale guerra fra l’Inghilterra e l’Italia la detestiamo con ripugnanza, il che è vero, e possibilmente restiamo tranquilli in attesa degli eventi”
Gli eventi non si fecero attendere e difatti i maschi con età compresa fra diciotto (e anche meno) fino ed oltre settant'anni vennero tutti arrestati in attesa di essere inviati in appositi campi di concentramento con l'accusa di essere potenziali spie. Nel frattempo vennero sistemati in attesa di selezione in vecchie fabbriche dismesse e trattati in maniera a dir poco disumana,a questi poveri prigionieri fu applicato il duro "regime di restrizione" così come previsto dal Regulation 18b. A testimonianza del pessimo trattamento questo verbale della Croce Rossa conferma i fatti:
Prigionieri Italiani in USA

- Gli Italiani venivano accomodati in una fabbrica di cotone abbandonata a Bury, nel Lancashire, conosciuta come Warth Mills. L'entrata era pieni di scorie della lavorazione del cotone, e il pavimento scivoloso per gli oli e il grasso che l'impregnava. La sola luce veniva da un soffitto di vetro, e molte delle finestre erano rotte o mancanti, lasciando dunque entrare la pioggia che veniva raccolta in ampie taniche. I lavandini erano sporchi, con solo otto rubinetti d'acqua fredda per 500 uomini. Alcuni dottori Italiani tra gli internati si posero alla testa di un gruppo di protestatari che giunse fino al comandante del campo, il maggiore Braybrooke; in conseguenza della piccola manifestazione, fu data della calce nel tentativo di migliorare la situazione igienica. C'erano pochi materassi, e gran parte degli internati era costretta a dormire su ruvide tavole di legno coperte da due o tre lenzuoli, molti dei quali divorati dai vermi. Il cibo era scarso: la cena consisteva di un pezzo di pane raffermo, un pezzo di formaggio e una tazza di te. La notte si udivano i ratti squittire tra i macchinari arrugginiti dell'impianto. Due recinti di filo spinato circondavano l'intero edificio, con le sentinelle armate che vi camminavano in mezzo nel fare la guardia».
Tale verbale è confermato da Mons R.A Haccius delegato inglese della Croce Rossa Internazionale in data 12 luglio 1940. 
Gli interni lussuosi dell'Arandora Star
Per tutto dire la marina militare britannica per esigenze belliche requisì molte navi mercantili, passeggeri e da crociera e fra queste l'Arandora Star. L'Arandora era una bellissima nave transoceanica, che in molti anni di attività aveva solcato le acque di mezzo mondo, compiendo crociere di lusso ma in tempo di guerra venne requisita e adibita a trasporto di deportati, in questo caso doveva trasportare in Canada anche la gente della Garfagnana e della Valle del Serchio accusata (ingiustamente)di spionaggio, ed essere poi internata in un campo di concentramento, insieme ad altri prigionieri tedeschi.Tornando appunto a quei drammatici giorni il 1° luglio arrivò l'ordine da Churchill di partire,la nave issò le ancore da Liverpool e salpò verso il largo. Imprudentemente la nave era senza armamenti, senza scorta e senza segni che potessero indicare il tipo di carico umano che trasportava, facile quindi che incappasse nei famigerati U-boot, gli spietati sommergibili tedeschi e proprio il giorno dopo ne fu incrociato uno. Il maggiore germanico Prien al comando di un U-Boot 47 dette l’ordine di lanciargli contro un siluro che colpì la nave a morte. Il viaggio dell'Arandora si interruppe per sempre al largo della costa nord-ovest dell'Irlanda. Trentacinque minuti, questo fu il lasso di tempo impiegato dalla nave per affondare, il mare inghiottì l’Arandora Star e con essa più di ottocento uomini, di cui  quasi cinquecento erano italiani e con loro molti garfagnini
U-BOOT 47
e barghigiani. Fu un prigioniero tedesco Otto Burfeind a guidare le operazioni di evacuazione, mentre l'incrociatore canadese St. Laurent, grazie all'S.O.S riuscì a portare in salvo 586 passeggeri. Ma anche per i sopravvissuti nessuna pietà il 10 luglio vennero di nuovo imbarcati: destinazione campi di prigionia in Australia.

L'Arandora Star colpita dal sottomarino
A perenne memoria vorrei ricordare uno ad uno  i nostri conterranei che quel lontano 2 luglio 1940 morirono in questa immane tragedia: Agostini Oliviero, Alberti Humbert, Bertolini Vincenzo Silvio, Biagioni Ferdinando, Ghiloni Nello, Moscardini Santino, Poli Amedeo, Rocchiccioli Cesare, Togneri Giuseppe, tutti originari di Barga. Bertoncini Pietro, Cardosi Valesco, Giannotti Alfredo, provenienti da Camporgiano, mentre Biagioni Francesco, Biagioni Umberto, Filippi Mario, Piovano Giacomo di Castelnuovo Garfagnana. Filippi Simone di Pieve Fosciana e Biagi Luigi di Gallicano e infine Meschi Oscar di Fornoli
Il Daily Express annuncia l'affondamento
Vicende incredibili, tragici eventi che hanno subito per anni ed anni un vero e proprio processo di rimozione storica e che soltanto ultimamente qualcuno si è ricordato dei dolori mai sopiti che si sono conservati nel cuore di chi per decenni ha custodito il ricordo dei propri cari senza che nessuno sapesse...

venerdì 23 maggio 2014

Una leggenda struggente.La leggenda del Monte Pisanino,la vetta più alta delle Apuane

Il Pisanino con veduta dal Lago di Gramolazzo
Certe volte ci sono certe leggende che sembrano uscite da libri fantastici,da libri di poesie o di fiabe incantate, tanto che sono belle, romantiche, appassionanti e questa che vado a narrare a mio avviso  è tra le più belle in assoluto.Questa è la leggenda del Monte Pisanino, la vetta più elevata delle Apuane con i suoi 1946 metri.Nella sua parte lucchese si trova nel comune di Minucciano mentre l'altra metà la dividiamo con la provincia di Massa.Ma veniamo ai fatti.La leggenda parte dagli arbori del tempo.Ai tempi delle confederazioni etrusche (n.d.r:l'insieme di dodici città stato-etrusche che secondo tradizione costituirono in Etruria una potente alleanza economica, religiosa e politica) quando costantemente venivano insidiati i centri urbani più ricchi come Pisa ;in una di queste battaglie ormai Pisa era persa e il fuggi fuggi era generale,anche uno dei capi pisani,ormai perso,insieme a suo figlio si trovò costretto a fuggire verso nord.In una notte di un freddo dicembre si decise quindi di scappare.Padre e figlio si addentrarono nella silenziosa e buia campagna,nessun rumore,solo qualche fioco bagliore in lontananza,ma al guadare il fiume Serchio i guerrieri
tipico guerriero etrusco
di Lucumone (n.d.r:capo religioso e politico di ciascuna delle tribù facenti parte della confederazione etrusca) li sorpresero.Il padre fu ucciso dallo scoccare di una freccia mentre il figlio rimase ferito ma riuscì ugualmente a fuggire nei boschi.Passarono molti giorni e il giovane attraversò valli, boschi,paesi, montagne.Un giornò arrivò finalmente nel paese di Gorfigliano dove fu accolto nella capanna di un generoso pastore che viste le condizioni del ragazzo decise di farlo riposare e ritemprare facendogli infusi di erbe amare raccolte in montagna.Il buon pastore aveva una figlia che colpita dalla bellezza e dai modi gentili del giovane decise di prendersene cura.Il giovane non volle mai però dire il perchè fosse arrivato lassù ne tanto meno rivelò mai il suo nome, per questo venne chiamato il Pisanino.La giovinetta conosceva a perfezione l'arte medica e stette un intero inverno al capezzale del giovane ferito.Ma purtroppo il bel guerriero morì ! Padre e figlia distrutti dal dolore lo seppellirono in un prato, dove la ragazza si recava a piangere tutti i giorni che gli Dei mettesser
la vetta del monte
o in terra.Ogni lacrima con il passar del tempo si trasformava in pietra e poco a poco dove prima c'era un vasto prato si innalzò un impervia montagna ,la più alta di tutte le Apuane e che tutti chiamarono il Pisanino. Ancora oggi si dice che i cristalli che i cavatori trovano nel marmo sono le lacrime della ragazza.Tutto questo in ricordo di un giovane guerriero delle pianure pisane che è stato pianto abbastanza perchè se ne facesse un monte...

mercoledì 21 maggio 2014

Silvano Valiensi:partigiano,maestro e... poeta

Nella foto:: da sinistra Silvano Valiensi,
 poi Alberto Piccinini,il mio babbo Marzi Leonello,
 mentre quello accosciato è Giancarlo Piccinini sulle Alpi Apuane
Questa volta  straordinariamente questo post vuol essere un omaggio mio individuale ad una persona a me cara,come era cara al mio babbo e alla mia mamma sua collega nel difficile mestiere dell'insegnamento.Ho avuto il piacere di conoscerlo di persona, di averlo frequentato e di aver condiviso con lui lunghe discussioni,dal momento che avevamo la stessa passione per la solita squadra di calcio.Silvano Valiensi era una persona che tutti a Gallicano amavano per la sua bonarietà-burbera dei vecchi maestri elementari di una volta, per tutti infatti era ancora "il maestro".La sua, una vita spesa in gioventù nel gruppo Valanga (formazione partigiana garfagnina), poi nella scuola  dove si dedicò all'insegnamento con entusiasmo e poi su tutto il suo grande amore per le Apuane che adorava scalare, ed infine la poesia,interesse quasi sempre celato,mai pubblicizzato tranne alcune apparizioni ai concorsi poetici come il "Boccabugia" di Vergemoli o a Coreglia.La settimana scorsa infatti è stato presentato in Comune a Gallicano il libro postumo  di Silvano "Faccio versi così, come si canta quando qualcosa dentro mi fa male" un libro di poesie nato grazie anche alla nipote Martina che ha conservato gelosamente più di 300 poesie dopo la morte del nonno, libro appunto che lo stesso Mario Lena (scrittore) nella presentazione lo ha definito un grande libro per un grande poeta.Sono poesie che ricordano la storia,l'amore per la  nostra valle,narrate attraverso storie di guerra,storie di vita,fatti di cronaca,praticamente un vero spaccato di storia scritto in versi,scritto  a volte in maniera dissacratoria e divertente altre invece con il sentimento del
poeta.Caratteristica principale alcune poesie sono elaborate in italiano e in altre nel nostro dialetto.Ques
Il libro di poesie postumo
 di Silvano Valiensi
ta poesia che vado a pubblicare si intitola "Garfagnana" ed è bellissima,scritta in dialetto e brevemente spiega al garfagnino attuale  tutte le bellezze della sua terra e gli ricorda di come una volta i suoi avi campavano con "pogo o gnente" mentre adesso avverte che abbiamo dimenticato tutto e si è dimenticato sopratutto quello che hanno passato i nostri nonni o genitori per far sì che oggi si stia agiatamente e di fare attenzione di non dimenticare,di conservare la memoria perchè sennò "artorneranno'n fretta invece de' turisti gli sfollati..."


Garfagnana

Anch'oggi,come glieri,hai per corona
quei gioglielli ch'edenno l'Apuane
sei vistita di boschi ed aria bona,
ricca di selve,fresca di fontane

T'inciucchi 'gni stagion co' gli odori
de' funghi,freschi,fragole,lamponi
e ti sveglino all'alba co' su cori
sopre i castagni passore e pincioni

Sei bella co' tu laghi artificiali,
co' tu' torrenti che guizzin trote,
co' fiori ch'enno sopre i davanzali,
co' l'aquila, che che 'n celo fa le rote

Di giorno pai dipinta da 'n pittore
a buglio drento 'l lume de la luna
t'addormi stanca,e 'l rintoccà de l'ore
ti fa la nanna, nela notte bruna

Da sempre sei cusì;ma la tu gente,
ormai s'è scorda tutto 'l su passato
quando tiraimo avanti a pogo o gnente
co' le nosse speranza nel metato

Oggi non porta più scarpe co' chiodi
nè le calze di lana,il garfagnino,
speriamo almen, che questo godi-godi
si possi conservà 'l cervello fino

Però se a camminà sopre gli specchi,
la situazione gli scapperà di mana
artorneremo tutti ai santi vecchi
e un si buggiorerà la Garfagnana

Come 'na volta si darà castagne
per la polenta, cagio e formentone;
per scaldassi le legne del le fagne
e gli scartocci per impi' 'l saccone.

Forsi,San Pilligrin l'ha benedetta
e noaltri sian nati affortunati,
ma se va male artoneranno 'n fretta
invece de' turisti gli sfollati...

e allora come fecino 'n passato
le nostre gente ricche o poveracce
tireran fora quel che Dio gli ha dato,
faranno a mezzo, e gli apriran le bracce

                                                                     Silvano Valiensi

lunedì 19 maggio 2014

21 febbraio 1916: Quando era un buon tempo raggiungere Lucca in due ore...

La Stazione di Mologno...o meglio Barga-Gallicano
 nei primi anni di vita dove si fa riferimento nella lettera

Quando era un buon tempo raggiungere Lucca in due ore...Questa bellissima ed esclusiva lettera è stata scritta nel febbraio 1916 da un signore di Gallicano che scrive a sua sorella donna di servizio presso dei signori nella "lontana" Lucca.


                                                              Gallicano 21 febbraio 1916
"...Eppure non lo avrei mai creduto mia cara,lo sai sono stato sempre contrario alla modernizzazione,vuoi per paura del nuovo,vuoi perchè sono un vecchio abitudinario.Ma finalmente questa nuova linea ferroviaria ci avvicina di più.Prima con mezzi di fortuna riuscivo a raggiungere Lucca certe volte anche in due ore e mezzo, anche se era un buon tempo e lo capisco per me rimaneva comunque sempre troppo per allontanarmi di casa per così molto tempo .Anche perchè come sai la mamma questo inverno ha avuto problemi di bronchiti e poi i miei affari li desidero fare di prima persona.Comunque sia raggiungendo la stazione dei treni in Mologno,calcolando l'attraversamento del fiume e il breve tratto a piedi (prendendo la scorciatoia del cavalcavia ferroviario) e il tempo di percorrenza del treno adesso riesco a raggiungerti in un ora e trenta minuti circa.Bella cosa questa ferrovia che ricongiunge velocemente gli affetti che prima il destino aveva diviso..."

La ferrovia in Garfagnana o meglio fino a Castelnuovo Garfagnana (25 luglio 1911) era presente nella nostra valle solamente da cinque  anni da quando questa lettera è stata scritta.Prima ci si muoveva veramente con mezzi di fortuna, magari a dor
Un biglietto del treno dell'epoca
(Bargarchivio)
so di mulo (anzi... "miccio "),in alternativa si trovava una carrozza che dava uno strappo per qualche chilometro, una bicicletta forse e tanto,tanto camminare... e pensare adesso che con lo stesso tempo che questo signore arrivava a Lucca (due ore e mezzo) ora in aereo possiamo raggiungere Londra,Parigi,Amsterdam...

sabato 17 maggio 2014

Il tesoro nascosto di Valle (San Romano)... e la sua mappa

Sa Romano Garfagnana
La Garfagnana nei secoli scorsi viveva una complessa situazione politica,le continue lotte tra paese e paese,le disastrose scorrerie armate che nei secoli passati imperversavano per ogni dove saccheggiando,incendiando campagne e luoghi abitati,la nessuna sicurezza e il non rispetto per gli averi e la vita altrui facevano si che le classi più ricche tenevano la maggior parte delle loro ricchezze in modo che potessero essere nascoste in maniera che non potessero essere nè trafugate nè quantomeno trovate con facilità....Di qui al credere alla possibile esistenza di tesori tutt'ora nascosti in località ignorate e forse ancora li rimasti,vuoi per la prigionia,l'esilio,la morte dei reali padroni il passo è breve.La Garfagnana così come altre zone in Italia ha le sue storie che corrono sulla sottile linea che divide la realtà dalla leggenda.Vi è una in particolare fra le tante (che col tempo andrò a raccontare) molto speciale per la trama che ha con reali attinenze storiche.Ci troviamo dunque a Valle un piccolo paese oggi disabitato nel comune di San Romano e tutto gira intorno a un architrave cuspidato.Si dice che rappresentato su questo architrave vi sia una mappa di un tesoro nascosto... è bene quindi dare una spiegazione alla singolare scultura rappresentata sopra di esso.La scena mostra in primo piano la cinta muraria di un castello quasi sicuramente trecentesco. All'interno del castello ai fianchi della torre dominano l'azione  due guerrieri, il soldato di sinistra tiene con entrambe le mani una lancia piantata in terra su cui è fissata una bandiera, quello di destra sta imbracciando uno schioppo,sembra prendere la mira per sparare.
L'architrave in question con l'intera
immagine dell'eventuale
 mappa del tesoro
Quale fatto però l'autore abbia voluto rappresentare non si sa bene anche se si potrebbe trattare di una guerra avvenuta in Garfagnana verosimilmente verso la metà del XV secolo  fra i fiorentini ( o le comunità ad essi alleate) per la conquista del suddetto castello ghibellino (n.d.r:vedesi guerre di conquista fra Firenze,Lucca, Estensi e Malaspina:1440-1446).Però tutto questo parrebbe che sia un ipotesi di facciata perchè come detto questa scena nasconderebbe una mappa di un ipotetico tesoro.I più anziani di Valle hanno tramandato oralmente che nel paesello era stato costruito un grande castello.I ricchi castellani sentendosi minacciati continuamente da tutte queste guerre decisero di nascondere in gran segreto il loro patrimonio nell'angolo più sperduto di Valle e per non dimenticare l'ubicazione a loro stessi  e alla prossime loro generazioni si premunirono di far scolpire su un architrave di una finestra una sorta di mappa.La chiave di lettura di questa mappa  però è ben semplice basta guardare con attenzione il punto preciso in cui punta la canna del fucile
il particolare del soldato con il fucile
 che prende la mira
il soldato per avere le informazione necessarie per l'individuazione delle ricchezze.Il resto della composizione è frutto della fantasia fatto ad arte per confondere le acque.Purtroppo come detto le guerre imperversarono e la rocca fu distrutta.I castellani nella battaglia morirono rivelando ai propri consiglieri il segreto,ma non fu possibile recuperare il patrimonio proprio perchè con la distruzione del castello l'architrave era stato spostato e quindi il soldato non sparava più nella solita direzione.I secoli passarono e in realtà qualcuno tentò di recuperare il tesoro, negli anni 30 del secolo scorso un gruppo di amici di Valle e dei paesi vicini tentò l'impresa,ritenendo di aver individuato il punto esatto.Secondo studi fatti scavarono e cercarono per notti e notti febbrilmente.Il bottino sembrava veramente a portata di mano, a quanto si diceva in paese qualcosa era già stato trovato,ma non si sa cosa andò per il verso sbagliato fatto sta che gli amici di Valle abbandonarono il sito e anzi non vi fecero nemmeno più ritorno...e il mistero continua tutt'oggi...e chi volesse farsi avanti faccia pure...


L'articolo trae notizie da uno studio della Signora Lorenza Rossi in collaborazione con la Banca dell'Identità e della Memoria

giovedì 15 maggio 2014

Il Buffardello folletto garfagnino.Storia e origini

                              Un movimento improvviso
un ipotetico Buffardello
un frusciare di foglie, un rametto che si spezza...Era così,il ripetersi casuale di certe situazioni,l'avverarsi di un sogno,avvenimenti particolari che non era possibile riportare in uno schema logico hanno contribuito nei secoli passati alla nascita di superstizioni particolari legate ad esseri fantastici,burloni e dispettosi. Anche la Garfagnana ha il suo essere fantastico: è il buffardello presente in maniera forte nella nostra tradizione popolare e in tanti racconti che venivano narrati "a veglio" accanto al focolare.Ma chi era il buffardello?, cosa dicono le tradizioni?Guardiamo un po'.Il buffardello generalmente era indicato come un'ometto di una settantina di centimetri con la barba lunga e appuntita,simpatiche scarpe aguzze ed un vestito rosso scarlatto,coloro che lo hanno... visto lo descrivono non brutto di faccia,non mancherebbe affatto di una certa eleganza.Ben più sinistra invece è la sua origine il "Grillorosso"(n.d.r:al secolo Alfezio Giannotti studioso autodidatta di Eglio)
La caduta di Lucifero
 negli inferi (Gustavo Dorè)
in un articolo del 1928 su "La Garfagnana" dice che secondo tradizione il buffardello avrebbe partecipato più di un milione di anni fa insieme a Lucifero ed Arael e mille altri alla detronizzazione di Dio.Dopo tre giorni di strenue battaglie ebbe le mani forate da un fulmine e una pedata fortissima ricevuta nel dietro lo fece ruzzolare dalle soglie celesti e giunse così sulla terra.Lucifero ed Arael furono relegati negli inferi,mentre egli magro e piccolino rimase nascosto e sconosciuto sulla terra a rompere gli occhiali ai preti,a far dispetti alle zitelle e marachelle varie ai contadini.In alcuni casi si presenta con un turbinio di foglie di notevole forza capace di scompigliare fieno foglie è bene avvisare inoltre che ama la notte è infatti nelle ore più buie e silenziose che mette in pratica tutte le sue diavolerie.Fra le vittime preferite vi erano i poveri preti,si racconta che in alcuni casi si accaniva ad esempio sull'aspersorio (lo strumento che il prete usa per benedire) spelacchiandolo tutto lasciando il manico d'ottone tondo e pelato.Un parroco raccontava di quando se lo trovò durante la notte che gli girava intorno al letto cantandogli la messa da morto.Mai però era dannoso nel vero senso della parola,era a ogni buon conto esasperante fino all'inverosimile.Lo sapeva bene quel contadino che trovava nella sua stalla le code delle mucche e i crini dei cavalli intrecciati e ancor meglio quei poveri marito e moglie che possedevano solo due vacche le quali una ingrassava a vista d'occhio,mentre l'altra deperiva quasi fino alla morte,ebbene si scoprì che il buffardello la notte toglieva il fieno dalla mangiatoia della vacca magra per darlo a quella grassa o che dire sennò delle case trovate a soqquadro con la mobilia sottosopra e i quadri cambiati di posto,le canoniche poi erano il suo divertimento.Anzi direi di leggere direttamente da chi lo ha "visto"questa testimonianza (del secolo scorso) "...Non v'era dispetto che il maledetto tentasse ai miei danni.Mi spargeva il sale fra le lenzuola,mi nascondeva la fiaschetta della polvere da caccia.Una volta tentò di farmi ruzzolare
Bacche di ginepro
antidoto per il Buffardello
in cantina smuovendo le assi del pavimento e poi la notte non mi fa dormire nemmeno un'ora, lo sento aggrapparsi alle coperte, palpeggiarmi tutto,un senso di oppressione infinita che mi toglie forze e respiro..."
.Infine per chi lo dovesse vedere o sentire questi sono gli antidoti: mettere fuori dalla porta un ramoscello di ginepro,il folletto impegnato a contare le bacche si dimenticherà della persona da molestare,in alternativa si deve preparare una camicia bianca ai piedi del letto con le maniche disposte a croce,infastidito dalla riproduzione cristiana scapperà a gambe levate...

martedì 13 maggio 2014

Giulio Bonugli,il primo e l'unico garfagnino a partecipare al Giro d'Italia...

Giulio Bonugli
 prima di una gara...bellissima foto
E' cominciato il 97° Giro d'Italia.Tante volte ci siamo appassionati(adesso un po' meno...) a questa leggendaria corsa ciclistica che ha visto le gesta di tanti campioni,su tutti Bartali e Coppi, eppure mi sono domandato fra e me "Com'è possibile che nessun garfagnino abbia mai partecipato alla corsa più famosa d'Italia?" E mi sono ricordato di una via a Gallicano...Via Giulio Bonugli...e di qualche articolo letto non so bene dove....Ed ecco che per magia i famosi “cassetti della memoria” hanno ritirato fuori un personaggio dal sapore epico,quasi leggendario,uno di quei personaggi che sembra uscito dalle pagine di qualche libro di Edmondo De Amicis,vista la sua vita breve,intensa, stupefacente,da ragazzo per bene,quasi come se fosse vita romanzata ...storie di tempi andati.Lui si chiamava appunto Giulio Bonugli,il primo e l'unico garfagnino ad aver partecipato ad un Giro d'Italia (così almeno mi risulta...) era nato a Gallicano il 28 aprile 1905,grande era la passione per la bicicletta,che riusciva a coltivare con fatica visto che all'epoca le priorità erano altre,ma grande fu la sua passione e la sua tenacia che fu notato per caso da due giornalisti della Gazzetta dello Sport (che allora si occupava quasi esclusivamente di ciclismo e che proprio era l'organizzatrice diretta del Giro d'Italia) che erano giunti a Gallicano non si sa per quale motivo e che notarono subito la gamba (come si dice in gergo) di questo tenace ragazzotto ed anche perchè il regime fascista era in cerca di nuovi “idoli” venuti dal popolo,tant'è che Mussolini stesso incitava particolarmente a segnalare nuovi fenomeni delle due ruote che portassero in alto “gli italici colori”per l'Europa.Comunque sia la stoffa del buon ciclista c'era e finalmente Giulio fece il suo esordio nelle gare che contano nel 1927 nella Coppa Placci (corsa che ancora oggi si disputa nell' imolese dedicata alle giovani promesse) si classificò con un onorevole 18° posto,ma c'era poco da fare “quel toscano”
la "Domenica del Corriere"
piaceva,la sua pedalata era naturale,fluida,era pronto per l'olimpo del ciclismo,era pronto per correre con quelli che per lui fino a qualche anno prima erano “stelle” irraggiungibili di cui aveva sentito parlare in gracchianti radio o letto in polverosi giornali finalmente li avrebbe potuti vedere da “colleghi” nella classicissima Milano -Sanremo del 1928,avrebbe potuto correre insieme a Binda,Belloni,Girardengo,Brunero veri fuoriclasse delle due ruote e il risultato fu strepitoso alla prima vera corsa Giulio a soli 23 anni si piazzò al 28°posto.Ormai la carriera era lanciata il ragazzo nello stesso anno partecipò ad un giro di Lombardia e a un giro di Toscana. Giulio  aveva una particolarità correva senza squadra,correva solo,correva per se stesso e avrebbe corso così anche nella corsa delle corse,il Giro d'Italia.Era il 1929 era un Giro d'Italia che per la prima volta toccava il profondo sud,difficoltà organizzative,problemi logistici,complicazioni a reperire vitto e alloggio e la scarsità di strade asfaltate non scoraggiarono Giulio che dopo 14 tappe giunse a tagliare il traguardo all'Arena di Milano al 45°posto (su 116 partecipanti) a 2h e 22 minuti dal leggendario Binda vincitore del giro...Ma come spesso succede non tutte le favole finiscono con il “vissero felici e contenti” lo stesso Mussolini non si accontentava come detto prima più degli italici successi sulle due ruote in Europa, Mussolini

adesso voleva un impero da conquistarsi con i fucili e cannoni (e non solo...) cominciò così la guerra di Etiopia,il nostro Giulio partì per la lontana Africa e non fece più ritorno.Morì ad Acab ad Saat il 29 febbraio del 1936, aveva 30 anni. Gallicano gli ha dedicato una via del paese...

domenica 11 maggio 2014

Meglio dei 300 Spartani! Quando gli Apuani uccisero 4000 Romani in un epica battaglia nei pressi di Castiglione...

Abbiamo sempre glorificato le imprese dell'antica Roma,abbiamo sempre sbavato per i 300 eroi spartani e abbiamo sempre sobbalzato sulla poltrona per le epiche gesta di Brad Pitt in Troy.Ma è arrivato il momento della nostra rivincita.Ricordiamo la grandezza dei nostri antichi avi, i nostri diretti discendenti,i Liguri Apuani antichi abitanti della Garfagnana popolo che gli stessi
Disegno di un tipico
 guerriero Apuano
Romani descrivono come fiero e sobrio dotato di robustezza e resistenza alla fatica .Diamo loro la sua pagina di gloria 
nella storia; ma prima è bene fare un po' di antefatto.Dal III secolo a.C questo fiero popolo si oppose all'espansionismo romano, prima,fu alleato con i Cartaginesi,(seconda guerra punica) poi dopo la sconfitta di Annibale i  Liguri-Apuani decisero coraggiosamente di andare da soli contro la potente Roma attaccando a sorpresa il presidio romano di Pisa nel 193 a.C, iniziò così con quella battaglia un lungo periodo di guerra che ebbe il suo culmine per gli Apuani proprio nel 186 a.C,infatti quest'anno (2014) ricorrono i 2200 anni dell'epica battaglia del Marcione (località nei pressi di Castiglione Garfagnana) dove gli Apuani sconfissero la legione romana del console Quinto Marcio Filippo(dal nome del console il probabile nome della località).Era il 186 a.C come detto,fu l'anno di gloria per gli Apuani che riuscirono a battere i Romani in un imboscata quando i legionari furono attirati e sconfitti nella stretta gola che si trova fra la Pieve e Castiglione.Così la descrive Tito Livio

(storico romano autore
Tito Livio raccontò
le epiche gesta degli Apuani
di una monumentale storia di Roma)"
...partì per primo Quinto Marcio per raggiungere il territorio degli Apuani.Mentre li inseguiva addentrandosi in gole nascoste ...finì con l'essere circondato in una posizione sfavorevole .Furono uccisi quattromila soldati ...".Nella cruentissima battaglia come letto,persero la vita più di 4000 romani. Si racconta in altri documenti che il console Quinto Marcio perì in questa battaglia, ma non è sicuro,comunque sia questo episodio fu il preludio della tragedia finale,gli Apuani mai scesero a compromessi con Roma  e di li a poco furono spazzati via e deportati in varie parti d'Italia in particolare nel Sannio (il territorio del Sannio era in massima parte nella zona appenninica fra l'Abruzzo, il Molise, la Campania,la Lucania e la Puglia).Per concludere voglio ricordare ancora le parole di  Tito Livio a dimostrazione della forza terribile dimostrata dagli Apuani in quella battaglia che  scrisse  “Si stancarono prima gli Apuani di inseguire che i romani di fuggire”...Alla facciaccia dei 300 spartani...

venerdì 9 maggio 2014

La visita di Aldo Moro a Castelnuovo Garfagnana a 36 anni dalla morte...

Aldo Moro in Piazza Umberto I
a Castelnuovo
Era un lontano 9 maggio come oggi di 36 anni.Era il 1978 e nella mia memoria di bambino rimarrà per sempre indelebile l'immagine di quel porta bagagli alzato di quella Renault 4 rossa e di quel corpo inerme quasi rannicchiato come se dormisse.Quel corpo ormai senza vita era di Aldo Moro e quel giorno lì si concludeva una delle pagine più nere della nostra Repubblica.Non era valso a niente durante i cinquantacinque giorni di sequestro da parte delle Brigate Rosse l'appello di Papa Paolo VI per la sua liberazione.Mi hanno raccontato di lui sempre in maniera positiva "avversari"politici  e non, mi hanno raccontato della sua gentilezza,della sue buone maniere,mi hanno raccontato di lui come se non si parlasse di un politico,mi hanno raccontato di lui per la
Moro esce dalla Rocca
sua umanità e mi hanno ricordato  di un 17 giugno 1967, della visita dell'allora Presidente del Consiglio Aldo Moro a Castelnuovo Garfagnana.Era un afosa giornata di un sabato mattina Aldo Moro venne a Castelnuovo per incontrare le amministrazioni comunali della valle fu ricevuto dal sindaco di Castelnuovo Loris Biagioni,dall'onorevole lucchese Maria Eletta Martini e dall'onorevole Togni.Purtroppo anche quello era un periodo per la Garfagnana di grossi problemi di occupazione a seguito della chiusura di alcune aziende e del trasferimento di altre,famoso rimarrà ad esempio lo striscione sopra l'allora Cassa di
Piazza Umberto gremitissima
Risparmio di Lucca in Piazza Umberto I proprio di fronte al palco d'onore allestito sul terrazzo della Rocca Ariostesca che diceva "La Garfagnana  chiede giustizia e lavoro per tutti i suoi figli" ma nonostante tutto il clima era festoso i bambini cercavano la mano del Presidente, gli striscioni inneggiavano ad Aldo Moro,piazza Umberto I era gremita all'inverosimile.Moro in tarda mattinata lasciò in auto Castelnuovo costretto poi a fermarsi di nuovo Gallicano per un breve saluto per la tanta gente che lo acclamava. A documento di questa visita rimane questo raro video (qui sotto) girato in super 8 di quel 17 giugno 1967...





mercoledì 7 maggio 2014

L'Eremo di San Viano.La sua leggenda e la storia del suo... eccentrico Santo

L'eremo di San Viano


La Garfagnana ospita due importanti luoghi della religiosità monastica dotati di grande suggestione: due eremi tutti e due annidati su una parete a roccia strapiombante : l'eremo di Calomini (di cui abbiamo parlato alcune settimane fa) e l'eremo si San Viano.L'eremo di San Viano  è dislocato a quota 1090 metri  sulle pendici meridionali del Roccandagia è un suggestivo edificio rustico,quasi primitivo scavato nella roccia viva nella valle di Anetola ,luogo di vita e di preghiera dell'eremita Viano;lo si può solo raggiungere a piedi o in mountain bike con una sterrata che parte da Campocatino.Poche notizie si hanno sulla costruzione dell'eremo Le sue prime notizie si hanno in un documento risalente del 1568 che parla di una visita pastorale alle reliquie del santo ,ma è probabile collocare la sua esistenza in epoca medioevale.Quello che però colpisce di più è la vita di questo anomalo santo (patrono del parco delle Apuane).Si è discusso molto sulla figura di San Viano,esiste un agiografia molto confusa, perchè non si sa bene  il tempo in cui è vissuto e quale fu la reale portata delle sue azioni sul cui conto la Chiesa non ha mai preso una posizione ufficiale.La maggior parte degli studiosi è concorde nel ritenere che si tratti di un viandante proveniente da Reggio Emilia il quale,non sopportando più la moglie,si ritira sulla cima di un monte.La sua scelta di vita da eremita entra in contrasto con quelle di alcuni pastori del luogo che non vedono di buon occhio la figura el santo e tanto meno il suo atteggiamento spirituale.Doveva essere un santo severissimo e persino un po' pericoloso,poichè punì alcuni briganti facendoli rimanere ciechi,una spergiura facendogli ammalare il figlioletto, un bestemmiatore facendolo precipitare in un fiume, nonché infine un cavatore
l'interno dell'eremo
che non rispettava il riposo festivo facendolo schiacciare da un masso di marmo. Si cibava soltanto di preghiere e di certi cavoletti selvatici:i cavoli di San Viano,che il Signore avrebbe fatto nascere per sfamarlo. Fu trovato morto nella grotta dove abitava il 22 maggio (giorno in cui si festeggia la santità spostata però la seconda domenica del mese di giugno) di un anno imprecisato e sepolto nel cimitero di Vagli di Sopra; ma per ben due volte la sua salma tornò miracolosamente all’amato eremitaggio. Allora si capì che era un santo e si incominciò a venerarlo, costruendo la cappella nel luogo impervio dove egli si era ritirato dal mondo. Nel 1993 furono ritrovate (erano andate perdurte)casualmente in una cassetta delle ossa (oggi venerate)considerate del Santo ed il loro esame scientifico confermò l'età presunta di un soggetto maschio di trenta anni risalente quanto meno ad epoca medioevale.Famosa la leggenda che per molti è verità sacrosanta del pastore Mosca che viveva a Vagli di Sopra .Era un pastore molto avido. Un giorno passando davanti al santuario di San Viano, si rese conto che quella porta sarebbe stata perfetta per la sua stalla. Mosca decise di aspettare la notte per rubarla senza essere visto. Egli non provava alcun rimorso, soprattutto perché al santo ci credeva pochissimo. Quando arrivò il momento più adatto riuscì a prenderla, se la caricò rapidamente sulle spalle e cominciò a scendere gli scalini della chiesetta seguito dal gregge. Ma più Mosca scendeva gli scalini , più il peso dell'uscio aumentava, tanto che non riusciva più a sostenerlo.
Così cominciò a pregare San Viano e la Madonna e capì che la cosa migliore da fare era riportare la porta al santuario. Riuscì in qualche maniera  a riprenderla ed ora il suo peso diminuiva sempre di più ad ogni scalino che rimontava.Mosca la risistemò al suo posto e da quel giorno divenne devoto di San Viano.

la strada per l'eremo parte da qui :Campocatino

lunedì 5 maggio 2014

La Grotta del Vento: quando fu scoperta da Betta...una bambina di quattro anni

E' uno dei luoghi più
l'attuale ingresso alla grotta
visitati di tutta la Garfagnana, frotte di turisti da tutta Europa vengono per visitare questo stupendo mondo sotterraneo.Ma non è stato sempre così...Questa è la storia della Grotta del Vento che inizia nel 1898 quando il turismo in Garfagnana non si sapeva nemmeno cosa fosse.Dal 1600 fino al termine del 1800 si conosceva solo un piccolo pertugio largo pochi metri dal quale usciva una corrente d'aria a dir poco fredda che gli abitanti del Trimpello (piccola borgata vicino a Fornovolasco) sfruttavano come frigorifero naturale infatti costruirono una piccola capanna proprio sul piccolo "foro soffiante" per poi incanalare l'aria fredda all'interno della casupola e sfruttare il vento per conservare le cibarie.Dalle informazioni che si hanno pare che la prima persona ad entrare all'interno della Grotta, nel 1898,

sia stata una bambina di quattro anni conosciuta con il nomignolo di Betta che, per gioco s'insinuò in questo piccolo "foro soffiante". Il passaggio era troppo piccolo per un adulto e la bambina percorse solo 10 metri e tornata all'esterno raccontò ai giovani che la convinsero ad entrare che la galleria continuava. La curiosità spinse questi giovani ad allargare l'ingresso e ad esplorare i primi 30 metri(fino all'attuale Sala dell'Orso). In quel punto dove finalmente il soffitto si alzava e la progressione diventava più semplice fu la paura per l'ignoto e probabilmente influenzati dalle credenze che a quei tempi popolavano ancora le grotte di esseri mostruosi e demoniaci che li spinse a tornare all'esterno. Le prime spedizioni scientifiche, condotte da speleologi, iniziarono nel 1929 con un'esplorazione del Gruppo Speleologico Fiorentino. Scoprirono i primi 60 metri di galleria, si arrestarono davanti ad un sifone, una galleria a forma di U riempita d'acqua. Loro pensarono di aver raggiunto il fondo della grotta e che terminasse con un lago. Solo nel 1961 gli speleologi del Gruppo Speleologico Bolognese arrivando in un periodo di forte siccità riuscirono superare il sifone e a esplorare i primi 600 metri di gallerie. Da allora si sono susseguite varie esplorazioni che hanno portato lo sviluppo complessivo a circa 4500 metri e grazie a questo oggi possiamo ammirare uno spettacolo incomparabile invidiato da tutta Italia...e non solo.
l'interno della grotta



sabato 3 maggio 2014

"Presto si muore"...La vita nelle carceri di Barga

Come sono oggi le carceri di Barga
Sono sempre d'attualità le condizione delle carceri italiane,della fatiscenza di questi istituti e del loro sovraffollamento ci sono discussioni in parlamento a non finire.Ma io voglio raccontarvi come si viveva nel Palazzo Pretorio di Barga, le carceri cittadine in uso dal XIII° secolo fino agli anni 30 del 900.Questi luoghi videro passare in 600 anni di storia manigoldi di tutti i tipi truffatori,ladri e assassini, che in alcuni casi venivano portati al patibolo della Giuvicchia,luogo dedicato alle esecuzioni capitali (almeno fino al 1786 quando il Granduca di Toscana abolì tale pena).Questo documento è risalente al 1755 e denota come certe carceri dell'epoca non fossero proprio quello che si intende un Grand Hotel Excelsior.Il documento apre così: "Il Comune mediamente spende 16 soldi al dì per ogni carcerato più una candela per la notte. All'ingresso in carcere hanno un boccale per bere.Il vitto viene da fuori, da certe osterie di Barga che lo portano in consegna al caporale Niccolò Niccolini che a sua volta lo passa ai condannati. I carcerati durante la giornata per circa un ora prendono aria nel piccolo giardino che si affaccia su Via della Speranza.Passato il tempo sono ricondotti nelle opprimenti e umidissime celle. Le celle hanno una massiccia porta d'ingresso con spioncino,nel muro che sta di fronte c'è in alto una finestrella a doppia
"Presto si muore" questa scritta
è stata ritrovata
all'interno di una cella
sicuramente è quella di
un condannato a morte 
inferriata,all'interno è disposto un tavolo e un lettino pensile fissato con due catene al muro.Durante l'inverno è pensabile si passi ai carcerati uno scaldino dal quale ritengono piccoli carboni i quali serviranno per scrivere messaggi in libertà sui muri.Per i bisogni corporali viene portato il cantero (n.d.r :vaso cilindrico in metallo con manici e coperchio usato per i bisogni corporali) oppure condotti nei luoghi comuni.Per la pulizia delle carceri vi pensa tale Orazio Grifoni il quale pulisce forse ( e sottolineo forse...) le prigioni vuote e non quelle occupate e ogni volta percepisce due lire di compenso.Unico momento di svago è alla domenica quando i carcerati vengono scortati alla messa che si tiene per loro al S.S Crocefisso però a porte chiuse." Questo svago domenicale durerà fino al 1821 quando all'interno delle carceri verrà allestito un'altare dal quale officiare la Santa Messa che sarà visibile dalle celle tramite spioncino... 

Anche questa una bella pagina della vita che fu...

L'interno di una cella barghigiana

giovedì 1 maggio 2014

Festa del lavoro:La tragedia che sconvolse una valle.Lo scoppio della "polveriera".Gallicano 27 febbraio 1953

"La Nazione" del 28 febbraio 1953
 apriva così...
Il primo maggio significa sopratutto lavoro.Le lotte fatte in questo ultimo secolo sono servite per rendere il lavoro un diritto,a salari decorosi e a una dignità sociale.Purtroppo la Garfagnana è stata sempre povera di lavoro è stata terra di emigrazione  nelle lontane Americhe ,in Europa...e chi rimaneva doveva rimboccarsi le maniche.In questa giornata il pensiero va a loro e anche e sopratutto  a chi è morto sul lavoro e per il lavoro.I morti sul lavoro nella nostra terra ci sono stati, basti pensare  ai morti di Rio Forcone in Bolognana nel 1939,ai morti per la costruzione della linea ferroviaria Lucca-Aulla...,ma penso il più eclatante e quello che rimarrà nella memoria di tutti i garfagnini fu lo scoppio dello stabilimento SIPE- NOBEL meglio conosciuto come "la polveriera "in Gallicano dove si produceva polvere pirica detta più comunemente polvere nera. Era il 27 febbraio 1953 una tremenda deflagrazione fece tremare le case del paese,si staccarono calcinacci dai muri,numerosi vetri delle finestre andarono in frantumi,caddero lampadari ed oggetti dalle mensole e grossi alberi vennero divelti come fuscelli,seguirono a breve distanza altre tre fragorose detonazioni.Era scoppiata "la polveriera" provocando la morte di ben dieci persone fra operai ed impiegati.Erano le 10:09,l'orologio atto alle timbrature quotidiane si fermò nel preciso istante dello scoppio di un mattino terso, luminoso, quasi primaverile che doveva trasformarsi di lì a poco come l'anno più nero della storia gallicanese. La deflagrazione fu udita nel raggio di 20 km, gli abitanti dei paesi collinari come Barga,Coreglia e Monteperpoli  furono i primi a capire il dramma vedendo nere colonne di fumo levarsi dalla vallata.Era giorno di paga nello stabilimento,in molti,per dire tutti gli operai quel venerdì 27 febbraio 1953 attendevano con trepidazione quella ricorrenza,un giorno che doveva essere sereno e tranquillo per la famiglia.Un giorno che invece si tramutò in dolore straziante.L'esplosione fu così forte che perfino alcune delle gigantesche banconote da mille lire quelle contenute nelle valigie con le quali i dirigenti erano giunti a Gallicano per pagare gli operai furono ritrovate anche molto distanti penzolare dalle piante circostanti.Ai primi soccorritori apparve subito uno scenario raccapricciante.Doloroso fu il compito del medico di condotta Pietro Stringari il quale nel ricomporre i resti dei corpi (alcuni brandelli
L'orologio per le timbrature
 dello stabilimento si fermò per sempre
 alle 10:09 l'ora della tragedia 
trovati poi sul greto del fiume) pianse. Così invece ricorda la tragedia un testimone ancora vivente: "Quel giorno verso le ore 10 ci fu l'esplosione.Io avevo caricato poco prima il camioncino.Non feci in tempo ad aprire lo sportello per scaricare che sentii il boato. Lì per lì non capivo cosa poteva essere, ma il guardiano,si rese subito conto che era scoppiata la polveriera. Mentre ritornavo indietro mi imbattei in uno spettacolo terrificante di corpi dilaniati,l'odore di carne bruciata mi entrò nelle narici e per tre giorni non riuscii a mangiare”.
La tragedia impressionò e commosse l'intera nazione e lo stesso Presidente della Repubblica Einaudi inviò telegrammi di cordoglio alle famiglie.La Garfagnana e la valle in lutto piansero unanimi le vittime di uno dei più tragici avvenimenti della storia di questi luoghi. Perchè di lavoro si deve vivere e non morire...